ROMA
- Basta alle finestre chiuse anche d'estate per difendere le orecchie
dalle lezioni di piano non richieste. C'è voluta la Cassazione
per tutelare la tranquillità. L'inquinamento acustico in
questa stagione, di regola, si fa più intenso. Si può
trattare anche di suoni più romantici di un antifurto ma, alla
lunga, altrettanto estenuanti: come gli esercizi al pianoforte.
Perché di rado si ha la fortuna di abitare in prossimità
di famosi concertisti. E naturalmente, come ogni cattiva abitudine
condominiale, dai panni stesi ai fiori bagnati troppo spesso, anche
questa è arrivata nelle severe aule della corte di Cassazione.
Con la sentenza 10735/2001 ha dato ragione a chi protestava, sulla
base del principio che 'il diritto di proprietà del condomino'
ha comunque la priorità. La Corte non si è cioè
limitata a rilevare che il rumore superava di tre decibel la 'normale
tollerabilità' (concetto ormai consolidato dalla
giurisprudenza sulla base dell'articolo 844 del Codice civile) ma
anche il fatto che l'immissione, praticamente stabile dalle 16 alle
20 di tutti i giorni lavorativi, incideva seriamente sul diritto di
proprietà del condomino in relazione a una stanza del suo
appartamento. A nulla è valsa l'opposizione della pianista,
che opponeva il suo diritto di lavorare dando lezioni di musica. La
Cassazione, confermando il grado precedente, ha detto che: "la
corte d'Appello ha basato il suo giudizio di eccedenza rispetto alla
normale tollerabilità in relazione sia alle caratteristiche
dell'immobile sia alla natura delle attività materiali e
intellettuali che normalmente si svolgono in un appartamento di
civile abitazione" Non tutti i lavori, quindi, hanno diritto di
essere svolti in condominio. E il condomino è stato condannato
a cessare l'attività e a risarcire i danni. |