LA RIFORMA DEL CONDOMINIO
La riforma delle attuali norme del codice civile in materia di condominio di un edificio, approvata dalla commissione giustizia presso il Senato della Repubblica, e che potrebbe essere esaminata direttamente alla Camera, non trova d'accordo le organizzazioni di categoria degli amministratori di condominio. Infatti, nel testo proposto al comitato ristretto della commissione il 13 maggio scorso non si fa cenno alcuno alla figura professionale dell'amministratore di condominio. Addirittura in tale testo non compare più l'istituzione presso le camere di commercio del RAC (Ruolo Amministratori Condominio). E' chiaro che una riforma così radicale dell'istituto non può ignorare lo spinoso problema del riconoscimento dello status professionale dell'amministratore di un condominio. Oggi per poter amministrare un condominio non occorre possedere altro requisito se non quello di avere la capacità giuridica, cioè di godere dei diritti civili, non essendo richiesto alcun titolo abilitativo.
Non è, certamente, molto, se si pensa che un' amministratore di un edificio di dimensioni medie ogni anno gestisce, solo per la prestazioni dei servizi ordinari, diverse migliaia di euro, per non parlare di quelle di natura straordinaria (manutenzione parti comuni, adeguamento impianti alle norme di legge).
Tuttavia,
tale professione, dagli anni settanta in poi, in concomitanza con il
cosiddetto boom edilizio, si è andata sempre più
affermando ed oggi, addirittura, esistono delle società
specializzate nel fornire servizi globali in grado di gestire
centinaia di edifici. Ed allora ci si domanda come possa il
legislatore pretendere di porre mano in modo così radicale
alla revisione delle norme di legge sul condominio senza che la
figura dell'amministratore del condominio, di colui al quale il
progetto di riforma attribuisce ancor più gravi incombenze
rispetto a quelle attuali, anche di natura personale, trovi
un'adeguata disciplina e ciò a tutela degli utenti e della
intera collettività.
Non è pensabile voler
modernizzare l'istituto del condominio senza valorizzare in modo
fattivo e concreto il ruolo dell'amministratore, tanto più ove
si voglia eliminare la figura del condominio inteso come ente di
gestione per attribuirgli una capacità giuridica.
L'amministratore di condominio, già oggi, è chiamato a
svolgere tutta una serie di attività che sono ben più
gravose rispetto a quelle previste dal legislatore nel 1942, di
natura, squisitamente, contabile (gestione delle spese comuni e loro
riparto tra i condomini). Con l'inizio del secondo millennio un buon
amministratore non può che essere un professionista esperto e
preparato, un manager della casa. Solamente attraverso la
valorizzazione della figura dell'amministratore del condominio si
potrà, infatti, mandare in soffitta il vecchio condominio,
facendolo divenire un soggetto autonomo, molto simile alle società
di capitali, con diritti e doveri dei singoli condomini autonomi e
con una propria autonomia patrimoniale. Non è certo attraverso
l'istituzione di un registro degli amministratori che si qualifica la
loro serietà e la loro professionalità, ma è,
pur tuttavia, certo che, posto che la funzione di tale registro
voleva essere anche quella di annotazione della nomina e della
revoca, la sua utilità pratica non era da poco. Si impone,
quindi, che in sede deliberante la commissione trovi la giusta
collocazione dello status professionale dell'amministratore di
condominio, coerentemente con i principi contenuti nei più
generali progetti di riforma della legge sulle professioni, anch'essa
all'esame delle varie commissioni parlamentari.
Avv.
Roberto Bella - Presidente IRCAT
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