NIENTE RIDUZIONE ICI PER I CANONI CALMIERATI IN
UN TERZO DEI COMUNI ITALIANI
La denuncia è di Confedilizia, che rende noto il quadro delle aliquote applicate dai Comuni per i contratti agevolati. Un Comune in tutto (Bologna) ha azzerato l'imposta.
Un terzo (35, esattamente) dei Comuni capoluoghi di provincia non ha neanche stabilito, per il 2004, un'aliquota Ici di favore per chi stipuli contratti di locazione a canone calmierato dagli Accordi territoriali tra associazioni della proprietà edilizia e degli inquilini. E' il risultato di un'indagine condotta dall'Ufficio studi della Confedilizia sulle aliquote deliberate, nei 103 Comuni capoluoghi di provincia, per i contratti agevolati dalle riduzioni fiscali erariali.
Dall'indagine risulta altresì che solo il Comune di Bologna ha confermato l'azzeramento dell'Ici per i contratti agevolati, mentre l'altro Comune che l'aveva previsto in precedenza (Pisa), ha fissato quest'anno l'aliquota al 4 per mille.
Oltre a Bologna, 3 in tutto (Torino, Venezia e Forlì) sono i Comuni che hanno stabilito un'aliquota al di sotto dell'1 per mille. 16 Comuni l'hanno fissata al 2 per mille, 3 al 3 per mille, 11 al 4 per mille. In ben 29 Comuni l'aliquota Ici è stata fissata sopra il 4 per mille (con 4 amministrazioni - Gorizia, Mantova, Terni e Treviso - che hanno scelto il 5,5 per mille e 3 - Ascoli, Rovigo e Salerno - addirittura il 6).
La tabella con i dati di tutti i 103 Comuni capoluoghi di provincia - che si trasmette in allegato - è scaricabile anche dal sito Internet della proprietà immobiliare (www.confedilizia.it).
Il Presidente della Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani, ha dichiarato:
"Il quadro è sconfortante. E' ora che i Comuni facciano la loro parte per venire incontro al disagio abitativo là dove esiste, e lo facciano concretamente anziché limitarsi a chiedere soldi, e sempre più soldi, allo Stato. Il gettito dell'Ici è costantemente cresciuto dall'istituzione dell'imposta e rappresenta oggi il 68% del gettito tributario dei Comuni e delle loro entrate correnti: è ora che una parte consistente di queste risorse sia impiegata nel settore dal quale proviene anziché - come ha ricordato anche il Viceministro Martinat - essere spesa per concerti musicali e divertimenti vari. I canoni sono aumentati (e sono maggiormente sentiti in relazione all'attuale livello di salari e stipendi) perché sono alte le tasse, nelle quali - essenzialmente per effetto dell'Ici - i proprietari riversano il 50-60% di quanto percepiscono dagli inquilini. Già stretti come sono nella morsa del fisco locale, i proprietari non possono essere ulteriormente gravati di compiti di supplenza nei confronti di enti che spremono risorse, molte volte per sperperarle. In questa situazione, pretendere una 37ª proroga degli sfratti è immorale e indecoroso prima ancora che improponibile per effetto della recente sentenza della Corte Costituzionale. E chi fa il catastrofista, come se dopo il 30 giugno - in un'Italia in cui niente funziona - 20.000 ufficiali giudiziari scattassero immediatamente per mettere fuori casa gli inquilini il giorno dopo, è fuori dal mondo e - se in buona fede - ignora totalmente ogni norma procedurale in materia di sfratti, che impongono di per sé tempi lunghi anche avanti una decisa volontà di procedere."
Comunicato a cura dell'Ufficio Stampa della Confedilizia www.confedilizia.it
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